mercoledì 18 luglio 2018

Il Verdicchio de La Monacesca

Il Verdicchio ha una storia particolare, molto particolare. Viene dalla zona di Verona, fa parte della famiglia del Trebbiano ma si stabilisce e mette radici dal 1500 nelle Marche.
Una bella espressione di Verdicchio la troviamo a Matelica (Mc) presso la Fattoria La Monacesca. 

Si parte con un vino "base" dal colore paglierino brillante e da una complessità olfattiva notevole si passa da note agrumate che ricordano il cedro ed il limone ai fiori bianchi. 
Al palato si presenta franco e armonico con una bella mineralità, una buona beva e un buon corpo. 
Mi piace sottolineare un aspetto che è quello dell'equilibrio sia al naso che in bocca, in questo vino l'equilibrio è disarmante. 

Mirum 2015: si ottiene con una leggera surmaturazione delle uve e nel bicchiere si presenta con un bel colore brillante, anche qui vi è una complessità aromatica che spazia dagli agrumi, al miele, note tostate. Il tutto però è tenuto insieme da una grande armonia e da una grande finezza. 
In bocca si presenta burroso, opulento, di grande corpo. Un vino sicuramente di grande importanza e di sicuro impatto in chi lo assaggia. 

Conosco da tempo l'azienda ma solo ora sono riuscito con calma ad esaminare entrambi i prodotti, sicuramente il profilo dei vini è di alto livello per fortuna i prezzi non sono così eccessivi.

domenica 10 giugno 2018

vini di casa

Negli ultimi tempi mi è capitato di bere alcuni vini fatti in casa, da amici o da loro parenti,  vi dirò ho fatto delle bellissime scoperte. 
Sabato scorso a cena a casa di Alberto e Chiara, ho assaggiato il vino fatto dal padre di Alberto, un bianco abruzzese, vendemmia 2017, imbottigliato con tappo a corona, un vino schietto, immediato, senza diplomazia, ma allo stesso tempo profumato, ossidato e di buona acidità e persistenza in bocca. Insomma un vino di un certo livello, sono ancora piacevolmente sconvolto dai suoi profumi e dal suo gusto caldo. Peccato non conoscere il vitigno che ha dato vita a questa meraviglia. La bottiglia in questione è stata poi accompagnata da piatti tipici della cucina abruzzese.
Altro vino di cui volevo parlare è quello del mio coinquilino Federico, un Aglianico della Lucania,ma non del Vulture. Un Aglianico 2015 prodotto dallo zio di Federico, imbottigliato questa volta con tappo di sughero, un vino veramente buono,con tutte le caratteristiche di un grande Aglianico: colore rosso rubino intenso, profumo vinoso con sfumature fruttate, in bocca caldo, asciutto e tannico.
Sono vini di casa certo, ma sono vini riusciti e ben fatti ed a questo punto mi chiedo: il vino etichettato che si compra al supermercato o in enoteca è l'unica soluzione o il vino del contadino che si vende sfuso può sopperire le necessità del consumatore medio?

mercoledì 23 maggio 2018

La Toscana dei Marchesi Gondi

Nell'ultima edizione del Vinitaly ho avuto modo di entrare in contatto con la Toscana, regione da me spesso tralasciata. Riconosciuto l'errore ed espiato il pentimento, vi racconto una bella realtà del Chianti Rufina, la Tenuta Bossi di Pontassieve, di proprietà di una storica famiglia fiorentina, i Marchesi Gondi.

La degustazione parte dal Sassobianco 2014, chardonnay al 40% e sauvignon blanc il rimanente: il colore è tenue, il naso è intrigante, nota di fiori bianchi, leggera vena erbacea, in bocca è minerale, sapido, fresco, pulito e delicato.

Si passa al rosato il Violana: base sangiovese, breve macerazione di 24 ore, colore brillante, profumo di violetta, grande freschezza, bella beva.

Arriva la batteria dei rossi, partiamo dal San Giuliano 2011, Chianti Rufina Docg
sangiovese all'80%, 10 di colorino e si termina con una decina di merlot.
Nel calice si presenta con un colore vivo, pieno; bouquet olfattivo molto complesso, ciliegia, viola, spezie su tutte il pepe nero.
In bocca è rotondo, franco ed elegante, dotato di buon corpo e buona persistenza.

Pian dei Sorbi 2011 Chianti Rufina Riserva Docg, sangiovese 80% e colorino 24mesi in rovere di Slavonia e 6mesi in bottiglia.
Colore molto intenso, il naso è ricco, colpisce l'armonia delle note di frutta rossa matura, ciliegia e lampone, sono presenti varie spezie, si parte dalle dolcezze della vaniglia e della cannella e si termina sull'amarognolo del tabacco.
In bocca vi è grande equilibrio, la trama tannica è supportata da una grande freschezza, vino rotondo, morbido e di lunghissima persistenza.

Villa Bossi 2010 Chianti Rufina Riserva Docg, sangiovese 80%, colorino e cabernet sauvignon.
Colore rosso rubino intenso. Grande intensità ed armonia olfattiva,  bouquet ricco, anzi ricchissimo, frutta rossa matura, vaniglia, liquirizia, cacao ed una piacevole nota balsamica.
Al palato si presenta con una grande struttura ed un tannino di seta, grandissima persistenza.
Lo immagino in coppia con un bel cinghiale...

Mazzaferrata 2008 Igt Rosso Colli Toscana Centrale, cabernet sauvignon in purezza.
Colore rosso rubino, molto luminoso, i profumi sono molto intensi, confettura di mora, note tostate, caffè, cioccolato ed una nota balsamica.
Al palato è irruento ma con tannino molto educato, grande persistenza ed equilibrio.

Ser Amerigo 2007 Igt Rosso Colli Toscana Centrale, Sangiovese 40, merlot, 40% e colorino.
Colore rubino, con riflesso che tende verso il granata, sensazioni olfattive complesse ma armoniche. Sono presenti note di confettura di frutta matura, soprattutto ciliegia  sottobosco e tabacco. Dall'analisi gustativa emerge un vino di grande struttura, dotato di un bel tannino vivace, ma non invadente, vino di buon equilibrio ed ottima persistenza.

Un percorso lungo, quella della Tenuta Bossi che da secoli produce vino a Pontassieve, una bella realtà che i Marchesi Gondi  non solo sono riusciti a costruire, ma a mantenere fino ai giorni nostri.

martedì 24 aprile 2018

Vinitaly 2018

Anche quest'anno si parte per l'immancabile appuntamento veronese, si parte presto, alle 7.30 parte il treno per Padova, da lì il cambio e via verso Verona.
Si entra in fiera ad un buon orario, le navette frequenti mi permettono di essere in loco alle 9.50.
Come consuetudine il primo assaggio è nel padiglione 6, da ormai dieci anni il primo vino da assaggiare è il Picol di Lis Neris, un Sauvignon blanc di pregevole fattura, armonico e di grande eleganza. Il passeggiare per lo stand dedicato al Friuli e all'Alto Adige mi porta da un'azienda che conosco poco ma che mi ha sempre affascinato per il suo moscato giallo (gold muskatel) Manincor, oltre al già citato, ho l'occasione di assaggiare gli altri prodotti in rassegna.
Vengo colpito da un gran bel pinot nero, il Mason 2014 di grande struttura, ma non per questo privo di agilità e freschezza.
La mattinata prosegue snella tra vari assaggi, ricordiamo la malvasia istriana di Simon de Brazzan e quella di Skok, entrambe provenienti dal Collio ed entrambe dotate di una bellissima mineralità, il grande sauvignon blanc dell'amico Sergio Bortolusso (vino che alla cieca in una serata del corso Onav di Ferrara ha preso il voto di 90/100), i vini di Muzic, cantina slovena, a pochi passi dal confine italiano che fa una ribolla semplice ma di grande valore.
È tempo di trasferirsi, si va nel padiglione che ospita i vini abruzzesi, abbandono i bianchi e mi dedico al Montepulciano, in rapida successione mi trovo spiazzato dalla versatilità di questo grande vitigno: rosato, rosso giovane, rosso da invecchiamento, incredibile la gamma di declinazioni a cui si presta il Montepulciano.
Gli assaggi in rassegna passano da Cataldi Madonna prima con il loro Cerasuolo, poi con l'ottimo Malandrino: colore rubino,  visciola matura, liquirizia, vaniglia, in bocca è pieno, caldo, lungo e persistente. Unico peccato non aver segnato l'annata.
Il giro del Montepulciano continua da Dino Illuminati con il loro Zanna, vino importante e poderoso di grande struttura ed eleganza, anche qui il colore è rosso rubino cupo, nuances di more, note appassite in bocca è vellutato, tannino ben addomesticato, grandissima struttura e persistenza. Vino di grande importanza.
Si passa da Zaccagnini, cantina si commerciale ma che da tanti anni rappresenta un punto fermo del mercato enologico abruzzese. Si parte dal cerasuolo e si giunge al San Clemente: rosso rubino, frutti di bosco e bella speziatura accompagnate in bocca da una bella trama tannica.
Si conclude da Emidio Pepe, vera istituzione del settore e bandiera dei vini naturali e famoso per l'epica longevità dei suoi vini. Non mi fermerò a dissertarne perchè la verticale propostaci è stata abbastanza lunga e meriterebbe un capitolo a parte.
Conclusasi l'esperienza del Montepulciano mi dirigo verso il padiglione che ospita la Toscana, giusto il tempo di assaggiare un paio di Brunello, da due cantine che mi piacciono particolarmente; Capanna e Talenti. Visita fugace per andare verso il padiglione che ospita il Piemonte, un saluto agli amici di Casavecchia, dove assaggio il loro Barolo, sempre di pregevole fattura ed un bel dolcetto.
Si passa anche da Vietti, dite quello che volete ma il suo barolo Lazzarito mi piace veramente tanto, sono per il barolo affilato e non per quello educato di La Morra. Accanto a Vietti ho il tempo di assaggiare un bel barbaresco di Icardi.
Sfortunatamente è ora di andare via, il treno incombe e l'orario di chiusura è vicino.
Anche quest'anno una bella panoramica ed un approfondimento altrove difficilmente immaginabile sia per assortimento che per qualità.
Un altro Vinitaly è alle spalle e i tanti assaggi si perderanno nella memoria e nell'esperienza.

venerdì 2 marzo 2018

Ancora una Vitovska!

Tutto quello scrivere di Vitovska, mi ha fatto venire voglia di berne una, fortunatamente, la cantina era fornita a riguardo. La bottiglia in questione è la Vitovska di Lupinc del 2012.


Si presenta con un colore giallo dorato, molto, molto carico,brillante,anzi come dice il retro dell'etichetta:" giallo come il sole che splende sul Golfo di Trieste". Il riflesso è più chiaro, ma denota un certa vitalità.
Il naso è profondo, intenso, spazia dal profumo vanigliato conferito dal legno alla pera, dalla salvia ad un profumo quasi marino, di salsedine.
In bocca è minerale, sapido, di lunghissima persistenza, con sensazioni retro-nasali erbacee.


Gran bella espressione di Vitovska, ancora giovane, vivace, ma allo stesso tempo un bicchiere a cui dedicare delle attenzioni. Buono il  rapporto qualità-prezzo, la bottiglia si aggira intorno ai 10 euro.

martedì 13 febbraio 2018

Vitovska!

Avevo solo sentito parlare di Vitovska, non avevo mai bevuto niente, prima della mia trasferta in terra giuliana, viaggio dedicato esclusivamente alla Vitovska, vitigno carsico che incuriosisce già dal nome, quel Vitovska, come un retaggio di un est Europa lontano politicamente un tempo, globalizzato attualmente.

Il primo assaggio riguarda la Vitovska di Cotar del 2009, colore giallo intenso, molto brillante, il profumo è netto frutta matura e di salvia. 
Gusto sapido, fresco, con una nota minerale.

La seconda bevuta riguarda la Vitovska di Zidarich.
Il colore si presenta di un giallo dorato e torbido, frutto della macerazione effettuata in botti di rovere di Slavonia aperte, con temperatura non controllata e dal fatto di non essere filtrato.
Al naso è monumentale: si sente la pera, la salvia, della frutta candita e la speziatura del legno.
Il gusto è lunghissimo, una persistenza epica, fresco, elegante. Superbo!
Sconvolto da questa esperienza, chiedo un altro calice e scopro che è tutto vero

La terza bottiglia è di Vodopivec.
Il colore è ambrato, ma brillante, un colore quasi da passito.
Al naso ci troviamo davanti ad un buonissimo profumo di frutta matura soprattutto pera, subito dopo ci s'imbatte in una leggera ossidazione ed una bella speziatura
In bocca è sapido, quasi marino, ma persistente. 
Piacevolissimo anche se un po' caro, dimenticavo una cosa fondamentale il mosto riposa per due mesi in anfore d'argilla provenienti dalla Georgia con successivo affinamento in legno per due anni

Che dire, vitigno magnifico, fantastico, meraviglioso, entusiasmante...

PS: tutto questo parlare di Vitovska mi ha fatto venire voglia di berne una, fortunatamente ho fatto scorta a Trieste, berrò quella di Lupinc, ma è ancora presto per parlarne

martedì 12 dicembre 2017

Sauvignon Maciete Fumè Gini 1999

Altra trasferta in terra di Valdagno, a casa dell'ormai Dottor Fabione. Si parte in un piovoso sabato pomeriggio alla volta della stazione di Vicenza, dove verranno a prendermi Fabio, Franco e lo Chef Alberto. Adesso sì che siamo pronti per la serata di gala: Katia festeggia il compleanno (beata gioventù) e Juventus-Inter.
Per entrare subito in un clima festoso, ci fermiamo in enoteca e rimango affascinato da questa bottiglia.
Tempo fa avevo bevuto un ottimo spumante di Gini, ed ero curioso di conoscere i suoi risultanti nella vinificazione per così dire "canonica".


Il colore  è  limpido, di un giallo molto carico,brillante e luminoso che tende all'ambrato.

Profumo franco e intenso, di grande eleganza. Si denotano sentori di mela e di candito accompagnati da una bella nota minerale con chiusura vanigliata. Un bouquet aromatico molto ma molto intenso e di grande finezza e armonia.
Al palato è  franco, armonico, pieno, tutto questo unito ad una buona acidità. Un vino rotondo equilibrato e di grande persistenza. 

Possiamo parlare a questo punto di un grandissimo bianco, ancora pieno di energie e di vigore ma di una eleganza estrema, spero di poter bere in futuro altri prodotti di Gini, che dopo questa bottiglia e un meraviglioso spumante si è conquistato un posto tra le migliori cantine.

Certo, una bottiglia del genere va bevuta in buona compagnia e con un'atmosfera particolare, come quella di Valdagno

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