mercoledì 30 dicembre 2020

I DIECI VINI DEL 2020

 Il 2020 sta per concludersi, meno assaggi rispetto al solito vista l'assenza delle fiere specializzate sia in Italia che all'estero e per via delle restrizioni anche i soliti appuntamenti per stappare con gli amici si sono inevitabilmente e drasticamente ridotti. 

Questo non ha assolutamente impedito di continuare ad assaggiare e a scoprire nuove cantine, etichette e di ricercare conferme nelle etichette già conosciute e degustate. 

Di seguito ci sarà una lista dei dieci vini più rappresentativi del mio 2020, non è una vera propria classifica ma un semplice elenco delle etichette mi hanno più colpito durante il lento scorrere dell'ultimo anno. 


10) Il sogno 2018 di Vis Amoris

cantina ligure di cui spesso si è letto sul blog, vino assaggiato in tre occasioni durante l'anno, degustazioni che sanno tanto di conferma. Nota minerale, idrocarburi, fiori bianchi. In bocca è sapido, dotato di un discreto corpo e di una piacevole freschezza. Insomma un pigato che fa sempre piacere ritrovare in cantina. 

9) Etna Rosso 2017 di Benanti 

Sempre grande la passione per i vini della zona etnea: grande eleganza e mineralità, frutto e tannino equilibrato per un vino che proviene da un'annata caldissima salvato da vigneti situati ben oltre le pendici del vulcano catanese. Grandissima la bevibilità per questo vino, bella freschezza e chiusura sapida. Anche Benanti rientra tra le grandi conferme del 2020.

8) Monterossa prima cuvèe Monterossa

 frutta tropicale e fiori bianchi, grande burrosità e bollicina più che elegante, corpo medio,  ottimo l'equilibrio. Spumante proveniente dalla Franciacorta che porta un piacevole tocco minerale ed una grande freschezza. Una piacevole scoperta 

7) Poltre 2018 di Stefano Milanesi

 Come sempre il maestro Milanesi non delude mai, dopo diverso tempo riassaggio un suo vino e mi trovo davanti ad un piccolo capolavoro, peccato per la smania di averlo bevuto subito, risaputa è la longevità dei suoi vini. Barbera, Croatina, Oltrepo' Pavese, non aggiungo altro, parla il vino.

6) Le cese 2018 di Collecapretta

Cantina umbra, che visitai in una torrida estate 2012, forse dall'epoca che non assaggiavo loro prodotti, sangiovese di grande spessore, ciliegia, viola, al naso. Al palato è succosissimo, ricco, acido ma di grandissimo equilibrio. Buon corpo e persistenza quasi infinita. Bello ritrovare i vini come li avevi lasciati, da un ricordo piacevole si passa ad una bellissima conferma. 

5) Barbaresco 2015 Produttori del Barbaresco

Cantina sociale di Barbaresco produttrice di uno dei miei vini preferiti il Rio Sordo, questa volta si parla della base e non di uno dei cru. Nebbiolo diretto dal classico colore tenue con profumi di prugna, ciliegia, spezia. Assaggio intenso, pieno, tannino già addomesticato e bella persistenza. Un cavallo di razza

4) Cirò Classico Superiore 2017 di Cataldo Calabretta 

Vino di casa, annata calda in Calabria la 2017 e si fa sentire nel vino con una bella irruenza: naso di ciliegia, di liquirizia, pepe, spezie dolci. Bella struttura,  tannino mansueto, freschezza ed ottima persistenza. Colpisce la facilità e l'agilità della beva. Sarà che gioco in casa ma per me è un vino imprescindibile. 

3) Il rosso di Marco 2017 Marco de Bartoli

Pignatello in purezza, rosso del trapanese con grande carattere, è una delle  bellissime sorprese del mio 2020: mora, ciliegia matura, sottobosco. Agilissimo nella bevibilità, tannino maturo e delicato, buona la struttura. Unico rimpianto non averlo abbinato ad una pasta e sarde. 

2)Bucci 2018 Villa Bucci

Verdicchio dei Castelli di Jesi nella sua massima espressione: colore paglierino, al naso mela golden, mandorla. Al palato è fresco, sapido, dotato di grandissima mineralità, in dotazione un buon corpo e grande eleganza, chiusura leggermente amara. Fuoriclasse del genere, da anni piacevole congerma

1) Barolo Massolino 2015 

Grande annata per il Barolo, in attesa della straordinaria 2016: rosso rubino con riflessi granata, al naso: prugna, liquirizia, tabacco, cuoio. In bocca è austero, tannino importante ma efficacemente addomesticato, grande corpo e ottima persistenza. Grandissima scoperta per questo 2020 

lunedì 11 febbraio 2019

Don Chisciotte 2016 Zampaglione

Il Don Chisciotte è uno dei vini che più mi ha impressionato negli ultimi tempi.
Stappato qualche sera fa con degli amici a cena, non posso che riconoscere l'immenso valore di questo Fiano d'Avellino. 
Già assaggiato in passato presso diverse fiere ma -come in tanti altri casi- mai riuscito ad avere un approccio più approfondito.

Si presenta nel calice con un bellissimo colore paglierino molto carico. 
Il naso si presenta ricco, elegante ed armonico si distinguono nettamente profumi di frutta gialla, un sentore mentolato e di erbe officinali quali la genziana. 
In bocca è fresco, minerale, di buon corpo e con una bellissima acidità. Lunghissima la sua 
persistenza.

Che dire, un vino di grande personalità e rappresentativo del vitigno e del territorio da cui proviene, il giusto ambasciatore per chi vuole conoscere l'Irpinia  

martedì 8 gennaio 2019

i 10 migliori assaggi del 2018

Il 2018 è stato un anno di grandi assaggi, un anno di lunghe degustazioni con l'ONAV  e di tante etichette assaggiate con amici ed appassionati come me.
Colpisce la notevole quantità di bollicine, genere che sinceramente non mi ha mai colpito particolarmente ma che riesce ultimamente a ritagliarsi il suo spazio. 

10 Cirò Rosso Classico Superiore 2015, Scala. Frutti rossi, bella speziatura, equilibrato, bel tannino e bella freschezza. Una bella sorpresa che viene dalla mia terra. 

9 Fiano del Cilento, Kratos 2017, Maffini. Naso ricco, fiori bianchi, in bocca è sapido, marittimo, bella acidità e finale lungo. 

8 Barbera d'Asti, Montebruna 2015, Braida. Un grande classico ritrovato quasi per caso in centro a Bologna, sempre piacevole da assaggiare. Colore rubino, naso che incontra piccoli frutti rossi, grande equilibrio e finale più che piacevole 

7 Trentasei,  Sorbara metodo classico Cantine della Volta. ecco la prima inaspettata e sorprendente bollicina da Sorbara, ebbene sì, un lambrusco metodo classico che spiazza per eleganza e beva. 

6 Flamingo Monte rossa. Altra bollicina, questa volta si va in Franciacorta, per un piacevole rosè, bolla di grana fine e di struttura senza dimenticare mai l'eleganza. 

5 Syrah Amerighi 2014. Rosso toscano, di Cortona, grande struttura ed importanza per un vitigno che si esprime bene nel territorio. Vino scalpitante, di grande struttura, forse aperto troppo presto. Ma come si fa a resistere ad una bottiglia del genere?

4 Malvasia istriana 2016 Simon de Brazzan. Vitigno e cantina a cui sono molto affezionato, quest'annata però per la malvasia istriana è stata fantastica. Naso molto ricco e grandissima mineralità sia al naso che al palato. Fresca, freschissima, da berne a secchi

3 Chardonnay Emiliana 2016 Vino cileno, da una delle prime cantine cilene a convertirsi in biologiche, assaggiata in loco, espressione molto aromatica e minerale, molto lungo e persistente. Piacevolmente sorpreso da questo prodotto. 

2 Merlot 2003 Silvano Ferlat. Merlot friulano in forma strepitosa, che non sente minimamente gli anni che porta. Ancora fresco e con un tannino bello levigato, persistenza epica e grande carattere. Peccato averlo assaggiato durante una fiera.

1 Perrier Jouer Belle Epoque. Champagne incredibile, la magia inizia con l'etichetta disegnata a mano. Nel calice è vivace, elegantissima la bollicina, sottile e persistente. In bocca è cremoso, armonico, lungo e persistente. Che vino!


lunedì 10 dicembre 2018

I VINI "INCIVILI" DI WALTER MASSA

Ieri sera ho avuto la fortuna di partecipare ad una degustazione verticale  -per i non esperti è l'assaggio di diverse annate della stessa etichetta. Si è fatto un bel salto, dal 2008 al 1996, la prima verticale di Croatina in Italia, l'etichetta in questione è il "Pertichetta" di Walter Massa.
Prima di mettere al naso i calici, il produttore fa passare tra i banchi un grappolo di Croatina invitando i presenti ad assaggiare un acino.
I vini mostrano tutti un filo conduttore: un bouquet aromatico importante, grande tannino e lunghissima persistenza.
Non vorrei entrare però nei meriti di ogni singola annata, (almeno per il momento mi asterrò dal dare giudizi sui vini in degustazione), vorrei porre l'accento su una questione lessicale/produttiva,
Spesso si sente parlare di vini biologici, di artigiani del vino, di vino come si faceva una volta e tante altre cazzate a riguardo. Per non essere da meno, e aggiungermi al coro di cazzate, vorrei dare una definizione dei vini di Walter Massa: sono vini "incivili".
Per carità non sono barbari che saccheggiano Roma, ma il loro essere è barbarico, appunto incivile. La parola civile deriva dal latino civis, ovvero cittadino; i vini di Walter, sono la cosa più lontana dalla città, città intesa come luogo industriale in cui s'impongono degli standard, e categorie che a tali standard si conformano.
 I vini di Walter sono "incivili", perché sono lontani da qualsiasi standard gusto-olfattivo e sicuramente distanti da una qualsiasi categoria, se non quella riconducibile alla coincidenza dell'etica con l'estetica: da un' uva sana, nascerà per forza un grande vino.
Vini "incivili" in quanto non assoggettati al potere di parte del mercato, anzi nella loro essenza si critica quel mercato, i vini sono non filtrati -dunque hanno particelle in sospensione, hanno un colore incredibilmente intenso e non sono fatti per piacere a tutti.
L'inciviltà dunque è una direzione, non solo un mezzo per raccontare un territorio ma il contrario di una rinuncia.

giovedì 15 novembre 2018

Barbaresco Docg Produttori del Barbaresco Rio Sordo 2007


Entro in un'enoteca del centro che frequento abbastanza spesso, mi dirigo subito verso i nuovi arrivi e mi ritrovo a guardare smarrito questa bottiglia...

Un attimo di esitazione,  di smarrimento, guardo il prezzo -inferiore ai 30 euro- e decido di prenderla.
Da sempre innamorato del Nebbiolo in variante "Barbareschiana" - amore dettato probabilmente da costi, in genere più contenuti rispetto al suo collega di Langa - o forse per quel fascino da cadetto,da fratello minore che lo rende più misterioso.

Nel calice si presenta con un colore stupendo, limpido, con un bel rosso tendente al granato.
Al naso ci troviamo di fronte ad un bouquet di rara eleganza e intensità, si distinguono chiaramente la prugna matura, una speziatura importante ed infine note di tabacco e liquirizia.
In bocca è caldo, avvolgente di grandissima struttura ed eleganza, armonico e persistente. 

Che dire, indubbiamente un grande vino, elegante, ben strutturato e infine perfettamente equilibrato.
 Non un vino, un'emozione e come tale non descrivibile a parole.

martedì 16 ottobre 2018

Cirò Rosso Classico Superiore 2015, Scala

Bellissima sorpresa proveniente dalla mia terra, un Cirò mediterraneo ed elegante.
Il Cirò di Scala si presenta con un bel colore scarico, tipico elemento del Gaglioppo, vitigno che accusa una scarsa presenza di antociani (pigmenti coloranti contenuti nella buccia dell'acino). 
Al naso si presenta ricco e armonico: frutti rossi, una bella speziatura composta da aromi di caffè e tabacco. In bocca è fresco, franco, armonico ed elegante, chiusura piacevole e duratura. 

Un bell'incontro avvenuto in un'enoteca di Bologna, non conoscevo il prodotto (in precedenza avevo assaggiato solo il bianco di Scala e mi era anche piaciuto), bottiglia assaggiata con amici e con calma olimpica per apprezzare l'evoluzione del bicchiere di questo Cirò apparentemente semplice ma che si porta dietro tutto il mare Jonio e tutte le colline della sua zona di appartenenza. 
Ottimo il rapporto qualità-prezzo in quanto è stato pagato poco più di 10 euro a bottiglia. 

mercoledì 5 settembre 2018

il Pigato di VisAmoris

Voglio raccontarvi una bella azienda ligure della provincia di Imperia, nella terra del Pigato.
Il Pigato è un vitigno a bacca bianca autoctono della Liguria, prende tale nome per le piccole macchie bianche presenti sulla buccia dell'acino. 

Si parte con un Domè 2014 che si presenta nel calice con un bel colore paglierino brillante, un naso franco e pulito con toni di fiori bianchi (tiglio), frutti bianchi, pesca, al palato è rotondo, minerale e con una piacevole chiusura amarognola. 

Il secondo vino è il Verum 2015, vino che affronta una breve macerazione sulle bucce e già  il colore è di una tonalità più ricca rispetto al Domè.
Il naso ci offre una ricca gamma di profumi che spaziano dai fiori bianchi all'idrocarburo (ricordando il Riesling), buona armonia. In bocca è sapido, di ottima freschezza e di bella beva. 

Ultimo vino è il Sogno 2015, anche qui si presenta con un bel colore paglierino, il naso ci offre i soliti frutti bianchi, sentori di idrocarburo ed anche una bella nota minerale. Al palato si presenta con grande franchezza, armonico, dotato di buon corpo, fresco e con una bella salinità.

Insomma una bella sorpresa proveniente dalla Liguria, un vitigno affascinante ed un'azienda che sa il fatto suo. 

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