venerdì 2 marzo 2018

Ancora una Vitovska!

Tutto quello scrivere di Vitovska, mi ha fatto venire voglia di berne una, fortunatamente, la cantina era fornita a riguardo. La bottiglia in questione è la Vitovska di Lupinc del 2012.


Si presenta con un colore giallo dorato, molto, molto carico,brillante,anzi come dice il retro dell'etichetta:" giallo come il sole che splende sul Golfo di Trieste". Il riflesso è più chiaro, ma denota un certa vitalità.
Il naso è profondo, intenso, spazia dal profumo vanigliato conferito dal legno alla pera, dalla salvia ad un profumo quasi marino, di salsedine.
In bocca è minerale, sapido, di lunghissima persistenza, con sensazioni retro-nasali erbacee.


Gran bella espressione di Vitovska, ancora giovane, vivace, ma allo stesso tempo un bicchiere a cui dedicare delle attenzioni. Buono il  rapporto qualità-prezzo, la bottiglia si aggira intorno ai 10 euro.

martedì 13 febbraio 2018

Vitovska!

Avevo solo sentito parlare di Vitovska, non avevo mai bevuto niente, prima della mia trasferta in terra giuliana, viaggio dedicato esclusivamente alla Vitovska, vitigno carsico che incuriosisce già dal nome, quel Vitovska, come un retaggio di un est Europa lontano politicamente un tempo, globalizzato attualmente.

Il primo assaggio riguarda la Vitovska di Cotar del 2009, colore giallo intenso, molto brillante, il profumo è netto frutta matura e di salvia. 
Gusto sapido, fresco, con una nota minerale.

La seconda bevuta riguarda la Vitovska di Zidarich.
Il colore si presenta di un giallo dorato e torbido, frutto della macerazione effettuata in botti di rovere di Slavonia aperte, con temperatura non controllata e dal fatto di non essere filtrato.
Al naso è monumentale: si sente la pera, la salvia, della frutta candita e la speziatura del legno.
Il gusto è lunghissimo, una persistenza epica, fresco, elegante. Superbo!
Sconvolto da questa esperienza, chiedo un altro calice e scopro che è tutto vero

La terza bottiglia è di Vodopivec.
Il colore è ambrato, ma brillante, un colore quasi da passito.
Al naso ci troviamo davanti ad un buonissimo profumo di frutta matura soprattutto pera, subito dopo ci s'imbatte in una leggera ossidazione ed una bella speziatura
In bocca è sapido, quasi marino, ma persistente. 
Piacevolissimo anche se un po' caro, dimenticavo una cosa fondamentale il mosto riposa per due mesi in anfore d'argilla provenienti dalla Georgia con successivo affinamento in legno per due anni

Che dire, vitigno magnifico, fantastico, meraviglioso, entusiasmante...

PS: tutto questo parlare di Vitovska mi ha fatto venire voglia di berne una, fortunatamente ho fatto scorta a Trieste, berrò quella di Lupinc, ma è ancora presto per parlarne

venerdì 15 dicembre 2017

La Toscana dei Marchesi Gondi

Nell'ultima edizione del Vinitaly ho avuto modo di entrare in contatto con la Toscana, regione da me spesso tralasciata. Riconosciuto l'errore ed espiato il pentimento, vi racconto una bella realtà del Chianti Rufina, la Tenuta Bossi di Pontassieve, di proprietà di una storica famiglia fiorentina, i Marchesi Gondi.

La degustazione parte dal Sassobianco 2014, chardonnay al 40% e sauvignon blanc il rimanente: il colore è tenue, il naso è intrigante, nota di fiori bianchi, leggera vena erbacea, in bocca è minerale, sapido, fresco, pulito e delicato.

Si passa al rosato il Violana: base sangiovese, breve macerazione di 24 ore, colore brillante, profumo di violetta, grande freschezza, bella beva.

Arriva la batteria dei rossi, partiamo dal San Giuliano 2011, Chianti Rufina Docg
sangiovese all'80%, 10 di colorino e si termina con una decina di merlot.
Nel calice si presenta con un colore vivo, pieno; bouquet olfattivo molto complesso, ciliegia, viola, spezie su tutte il pepe nero.
In bocca è rotondo, franco ed elegante, dotato di buon corpo e buona persistenza.

Pian dei Sorbi 2011 Chianti Rufina Riserva Docg, sangiovese 80% e colorino 24mesi in rovere di Slavonia e 6mesi in bottiglia.
Colore molto intenso, il naso è ricco, colpisce l'armonia delle note di frutta rossa matura, ciliegia e lampone, sono presenti varie spezie, si parte dalle dolcezze della vaniglia e della cannella e si termina sull'amarognolo del tabacco.
In bocca vi è grande equilibrio, la trama tannica è supportata da una grande freschezza, vino rotondo, morbido e di lunghissima persistenza.

Villa Bossi 2010 Chianti Rufina Riserva Docg, sangiovese 80%, colorino e cabernet sauvignon.
Colore rosso rubino intenso. Grande intensità ed armonia olfattiva,  bouquet ricco, anzi ricchissimo, frutta rossa matura, vaniglia, liquirizia, cacao ed una piacevole nota balsamica.
Al palato si presenta con una grande struttura ed un tannino di seta, grandissima persistenza.
Lo immagino in coppia con un bel cinghiale...

Mazzaferrata 2008 Igt Rosso Colli Toscana Centrale, cabernet sauvignon in purezza.
Colore rosso rubino, molto luminoso, i profumi sono molto intensi, confettura di mora, note tostate, caffè, cioccolato ed una nota balsamica.
Al palato è irruento ma con tannino molto educato, grande persistenza ed equilibrio.

Ser Amerigo 2007 Igt Rosso Colli Toscana Centrale, Sangiovese 40, merlot, 40% e colorino.
Colore rubino, con riflesso che tende verso il granata, sensazioni olfattive complesse ma armoniche. Sono presenti note di confettura di frutta matura, soprattutto ciliegia  sottobosco e tabacco. Dall'analisi gustativa emerge un vino di grande struttura, dotato di un bel tannino vivace, ma non invadente, vino di buon equilibrio ed ottima persistenza.

Un percorso lungo, quella della Tenuta Bossi che da secoli produce vino a Pontassieve, una bella realtà che i Marchesi Gondi  non solo sono riusciti a costruire, ma a mantenere fino ai giorni nostri.

giovedì 9 novembre 2017

I VINI "INCIVILI" DI WALTER MASSA

Ieri sera ho avuto la fortuna di partecipare ad una degustazione verticale  -per i non esperti è l'assaggio di diverse annate della stessa etichetta. Si è fatto un bel salto, dal 2008 al 1996, la prima verticale di Croatina in Italia, l'etichetta in questione è il "Pertichetta" di Walter Massa.
Prima di mettere al naso i calici, il produttore fa passare tra i banchi un grappolo di Croatina invitando i presenti ad assaggiare un acino.
I vini mostrano tutti un filo conduttore: un bouquet aromatico importante, grande tannino e lunghissima persistenza.
Non vorrei entrare però nei meriti di ogni singola annata, (almeno per il momento mi asterrò dal dare giudizi sui vini in degustazione), vorrei porre l'accento su una questione lessicale/produttiva,
Spesso si sente parlare di vini biologici, di artigiani del vino, di vino come si faceva una volta e tante altre cazzate a riguardo. Per non essere da meno, e aggiungermi al coro di cazzate, vorrei dare una definizione dei vini di Walter Massa: sono vini "incivili".
Per carità non sono barbari che saccheggiano Roma, ma il loro essere è barbarico, appunto incivile. La parola civile deriva dal latino civis, ovvero cittadino; i vini di Walter, sono la cosa più lontana dalla città, città intesa come luogo industriale in cui s'impongono degli standard, e categorie che a tali standard si conformano.
 I vini di Walter sono "incivili", perché sono lontani da qualsiasi standard gusto-olfattivo e sicuramente distanti da una qualsiasi categoria, se non quella riconducibile alla coincidenza dell'etica con l'estetica: da un' uva sana, nascerà per forza un grande vino.
Vini "incivili" in quanto non assoggettati al potere di parte del mercato, anzi nella loro essenza si critica quel mercato, i vini sono non filtrati -dunque hanno particelle in sospensione, hanno un colore incredibilmente intenso e non sono fatti per piacere a tutti.
L'inciviltà dunque è una direzione, non solo un mezzo per raccontare un territorio ma il contrario di una rinuncia.

venerdì 16 giugno 2017

Tocai ferrarese

L'altra sera mi è capitato di assaggiare una bollicina, un metodo Martinotti, chiedendo il vitigno, mi dicono Tocai.
Ebbene si, Tocai, Friulano, chiamalo come vuoi, questa è la risposta.

Bicchiere fugace ma affascinante, colore paglierino e bolla di grana media, molto intensa.
Bouquet elegante, fine, armonico e delicato, discreta intensità
In bocca è pieno, la bollicina è perfettamente integrata nel contesto, ottima freschezza e buona persistenza.

Che dire, assolutamente sorpreso da questa bollicina proveniente dalla provincia estense.
Prodotto di pregevole fattura, bella etichetta ed ottimo rapporto qualità prezzo. 

venerdì 19 maggio 2017

La Calabria al Vinitaly


Nell’ambito di una collaborazione con il laboratorio di Marketing e Comunicazione d’impresa, dell’Università degli Studi di Perugia sono giunto a Verona per assistere al Vinitaly, che si è recentemente tenuto presso il polo fieristico della città veneta, per poter così avere un’idea concreta di quanto il marketing sia fondamentale anche nel settore vinicolo.

Da calabrese, crotonese in particolare, non ho potuto fare a meno di dare uno sguardo curioso alle aziende presenti, assaggiano parte dei loro prodotti e soprattutto cercando di farmi un’idea su cosa sta accadendo nel mondo del vino calabrese e su come le aziende si confrontano con il mercato, nazionale e non, e, di conseguenza,  con i consumatori.

La Calabria era presente a Verona con cantine provenienti dalle diverse zone vinicole, Doc e Igt, della regione. A giocare la parte del leone certamente ci ha pensato, in termini di numero di cantine certamente, la provincia di Crotone con la Doc Cirò e con l’Igt Val di Neto.
Buona parte delle cantine era riunita all’interno di uno stand dedicato alla Magna Grecia, realizzato dall’Assessorato all’agricoltura, Foreste e forestazione della Regione Calabria e dall’Uniocncamere Calabria, con l’obiettivo di ricordare che il vino proveniente dall’antica Kremissa era offerto in dono agli atleti vincitori dei giochi olimpici nell’antica Grecia.
Altre, tra cui la più rappresentativa e nota al di fuori dei confini regionali: la cantina Librandi, erano invece dislocate in più aree all’interno dell’imponente complesso fieristico veronese. Va difatti notato che, al contrario di molte altre regioni, la Regione Calabria non aveva acquistato un intero padiglione o, comunque, uno spazio visibilmente omogeneo.
Certamente l’assenza di Librandi nello stand principale denota ancora come in Calabria si è lontani da quella capacità di fare squadra che ha permesso in più zone d’Italia di ottenere un’importante svolta qualitativa.  Mi viene in mente Montalcino  e il Brunello su tutte,  ma ce ne sono tante altre magari meno famose che negli ultimi anni hanno iniziato a produrre vini eccellenti e soprattutto a comunicare tutti insieme un territorio, un terroir e una storia, che è il punto di partenza fondamentale per comunicare il vino oggi. Non conosco i motivi della non presenza della Librandi all’interno dello stand regionale; ma non ritengo di essere troppo lontano dalla verità se ipotizzo che si tratta di un’ulteriore estrinsecazione di quel dissidio che sussiste fra la maggior impresa vinicola crotonese (e calabrese) e il Consorzio di tutela e promozione dei vini Cirò e Melissa (del quale l’azienda non fa parte in quanto ritiene che faccia assai poca tutela e minor ancora promozione).
Eppure la svolta qualitativa di cui da anni si sentiva il bisogno c’è stata, o quantomeno è iniziata.
Ne sono esempio i riconoscimenti a livello nazionale e internazionale che i vini calabresi, di Cirò soprattutto iniziano (ma spesso possiamo dire “continuano”) ad ottenere. Per citare i più importanti sicuramente vanno ricordati i 3 bicchieri conferiti dal Gambero Rosso al Duca San Felice di Librandi. E, se l’elemento di valutazione è quello della quantità delle persone che frequentavano lo stand e la faccia soddisfatta che avevano quelli che assaggiavano… allora c’è da dire che certamente Librandi sarà tornato a Cirò Marina con gran soddisfazione.
Ma anche vanno ricordate fra le cantine emergenti – ma meglio sarebbe dire già pienamente e positivamente emerse – il premio come miglior rosato d’Italia vinto dal Puntalice di Senatore Vini. Si tratta, quest’ultima, di un’azienda che, forse anche grazie a questo riconoscimento, ha visto il proprio stand sempre affollato di molti curiosi eno – appassionati.
All’evento veronese erano presenti anche due giovani cantine che si sono distinte sia dal punto di vista della produzione e della qualità che dal punto di vista della comunicazione: Russo e Longo di Strongoli e IGreco di Cariati, appena al di là dei confini della nostra provincia. Entrambe le cantine si sono distinte per la capacità di associare, rinunciando alle canoniche denominazioni, ai vitigni più classici; alcuni vitigni che rappresentano invece una novità assoluta in Calabria. Innovazione e vitalità che traspare anche nella comunicazione soprattutto per quanto riguarda la cantina IGreco, che ha speso, come mi ha raccontato Luciana Nicoletta Marino sommelier crotonese e titolare dell’enoteca Marino, un’ingente somma per la realizzazione della cantina e per il lancio dei prodotti.
Da segnalare il fatto che spesso alle degustazioni dei vini calabresi non seguiva la consegna di materiale informativo e pubblicitario dei prodotti delle aziende. O, almeno, è successo così al sottoscritto giunto a Verona da curioso; quindi non escludo che queste venissero distribuite solo su esplicita richiesta, anche se qualora fosse così non cambia il fatto che il ristoratore, operatore del settore, giornalista o semplice appassionato che sia avrebbe più facilità a ricordare l’azienda una volta terminato il giro delle numerose cantine, se a questi fosse in ogni caso consegnata una brochure informativa.
Se dunque possiamo essere certi che la qualità dei nostri vini è cresciuta e continuerà a crescere nei prossimi anni, è altrettanto vero che alcuni accorgimenti non guasterebbero. I produttori dovrebbero migliorare la loro capacità di convivere con i propri vicini per evitare il verificarsi nuovamente di situazioni spiacevoli come l’assenza di Librandi all’interno dello stand di cui si è parlato  e puntare con maggiore decisione agli aspetti del marketing. Oggi il vino buono lo si può  trovare in molti posti, quindi, spesso il successo di un prodotto, di una cantina, di un territorio a vocazione vinicola è dovuto alla bravura nel sapersi raccontare agli altri: i potenziali consumatori
Nino Romano

martedì 18 aprile 2017

Vinitaly 2017

Come di consueto, anche bere è sapere ha preso parte all'ultima rassegna veronese.
Come sempre i giorni sono due, divisi tra novità, ricerca di conferme ed assolute certezze. 
Si parte martedì 12 alla volta del capoluogo scaligero, si va subito nel padiglione 6, dedicato a Friuli Venezia Giulia, Alto Adige e Slovenia. 
Il "Picol" di Lis Neris, una selezione sauvignon blanc, è il vino inaugurale della manifestazione, almeno così vuole la tradizione, vino di grande pulizia e freschezza, armonico al naso ed al palato. 
Si continua con il "confini", vendemmia tardiva di Gewurztraminer, Pinot Grigio e Chardonnay, franco sia al naso che in bocca, buona armonia e grande persistenza. 
Si passa poi da Skok, cantina del Collio, subito un friulano molto tipico, non molto profumato e con la caratteristica chiusura di mandorla amara. 
Si continua con il sauvignon blanc, ancora un campione di vasca, dunque non ancora imbottigliato. Si denota subito grande stoffa, si è quasi giunti ad un equilibrio olfattivo, in bocca è ancora spigoloso, con un acidità tagliente, ma un futuro sicuramente roseo.
Ci spostiamo da Vosca, si procede con un friulano 2014 di estrema pulizia ed eleganza.
Dopo un breve giro di saluti, ci si dirige verso il padiglione che ospita la Campania.
 Presso lo stand de i Favati partecipiamo ad una bellissima verticale di Greco di Tufo che ci porta fino al 2009. Vini puliti, senza orpelli, di grande mineralità e freschezza. Si passa da Ciro Picariello, calice frettoloso del metodo classico di Fiano, note di crosta di pane, fiori bianchi, in bocca è avvolgente, fresco, persistente.
Continua il tour, si intravedono i primi rossi. Subito Salvatore Mollettieri. Che dire, sono follemente innamorato dei suoi vini, ed il vigna cinque querce, la riserva di Taurasi è ai vertici delle mie etichette preferite. Si passa da Macchie Santa Maria, una piccola realtà dell'Irpinia, si va ancora con di rosso. Si parte dall'Aglianico e si giunge ad un Taurasi. Avevo avuto modo di degustare i loro prodotti nella passata edizione, una graditissima conferma. 
Ci si dirige verso la Toscana, un saluto dai Marchesi Gondi, anche questa graditissima riconferma. Il loro Mazzaferrata, è uno dei vini più interessanti della giornata. Si continua verso il Piemonte, saluto da Casavecchia e subito barolo di Vietti, Castiglione 2010, fine, elegante, con un tannino di velluto. Icardi ed il suo Barbaresco, giovane ma già di belle speranze. Si conclude la giornata in maniera inusuale, si ritorna al padiglione 6, verso lo stand della distilleria Domenis. Quest'anno si chiude con la grappa. Non mi soffermerò in quanto non esperto di distillati. Dalla Domenis, si va verso la distilleria Ceschia, con una fantastica grappa di ramandolo. Ultima tappa prima di guadagnare l'uscita è la distilleria Buiese e la grappa di prosecco. 
Il giorno successivo si apre con un giro nel padiglione 12. Giro di saluti dagli amici calabresi: Sergio Arcuri ed il suo fantastico Marinetto, Francesco de Franco di A' Vita ed il suo grandioso Cirò rosso, poi Salvatore Russo di Russo&Longo, con i suoi bianchi. Ad un certo punto l'illuminazione: Moscato di Saracena delle Cantine Viola, un passito di grande eleganza ed freschezza, con una chiusura molto pulita. Partiamo poi alla volta dell'Abruzzo. Dopo aver aspettato invano per oltre venti minuti presso l'enoteca regionale, ci dirigiamo verso Cataldi Madonna, vini freschi, piacevoli, beverini, meravigliosa la riserva di pecorino. Emidio Pepe poi ci offrirà un meraviglioso assaggio di un Montepulciano 2000, segno della meravigliosa versatilità di questo incredibile vitigno. 
Direzione padiglione 8. Ci fermiamo da Vaglio Massa, azienda pugliese che lavora in biologico. Qualche sera prima, a cena da amici avevo avuto modo di assaggiare il loro Sputafele.
Bella la batteria dalla malvasia al negroamaro, passando per un rosato ed un uvaggio di primitivo e petit verdot. Si continua verso il padiglione 7, un saluto all'amico Giuseppe Bonci, con la sua bollicina di Verdicchio e via verso il padiglione 2. Giro veloce di saluti dagli amici di Palazzone e Roccafiore ed assaggio di bollicine umbre con la Palazzola. Spumanti di Riesling, Sangiovese, una cuvèe ed infine Cabernet Sauvignon. Si raggiunge la Sicilia, Ben Ryè da Donna Fugata e via da Arini. Interessantissima cantina di Marsala. Zibibbo: miele, frutta secca, arancia candita, ma in bocca è acido, fresco, pulito. Si passa al Marsala fine, grande complessità aromatica, frutta disidratata, mandorla, in bocca è avvolgente ma pulito. 
Finisce anche questo vinitaly, come sempre tante persone incontrate, tanti vini bevuti, tante sorprese, tante riconferme ed incrollabili certezze. All'anno prossimo Vinitaly 

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